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La Metallurgica presenta il nuovo spettacolo
IL MONDO NUOVO
liberamente tratto dall'omonimo di Aldus Huxley
alcune immagini dello spettacolo
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Il mondo cambia velocemente e pure gli scalcagnati operai della Metallurgica Viganò si devono trasformare per restare al passo con i tempi o sul mercato del lavoro. La metallurgica abbandona il sound anni '50 per affrontare alla sua maniera (e cioè senza prendersi mai troppo sul serio) le tematiche no-global in uno spettacolo presentato già nel 2000 ma costantemente aggiornato. Nella ex fonderia trasformata in industria ad alto rischio si esibiscono così gli operai della M.V tra rifiuti tossici e gite del CRAL: un cantante con il perenne mito di Elvis, quattro improbabili danzatori, una mini orchestrina tutti in tuta blu (o tuta bianca in caso d'emergenza) e una soubrette in camice per un ora e mezza di cabaret-industriale. Per raccontare tra una canzone e l'altra gli incubi dei turnisti come in "Lo stress che sale", i miraggi della pensione di "A voj andè in Pinsiò!", delle passioni dei saldatori in "Una Maschera sul viso", le nuove manifestazioni di piazza in " Non siamo burattini ", i corsi d'aggiornamento, le diapositive delle vacanze, la campagna modificata geneticamente de "Nella nuova fattoria". Inevitabile parlare della Romagna idealizzata come nella una versione avvelenata della classica "RoMagna Mia", oppure delle banalità da bar di "Luogocomune". E poi ancora un predicatore con tanto di coro gospel che vende case in multiproprietà in " "Ven cun no'!!", i bovari di una volta e i macelli di oggi in "Stela Buarena", Mina e Alberto lupo in "Pallone, pallone", il tutto tra allarmi ambientali, cellulari frullati, web cam nei bagni delle donne, la borsa che va sempre giù e la piadina che torna sù. Lo show è naturalmente riscaldato dalla ormai mitica Wanda la carrelista che irrompe con i suoi monologhi colorando il grigiore della fabbrica con la sua visione tutta al femminile senza risparmiare le colleghe di reparto, il lavoro, i supermercati ma soprattutto… gli uomini. (che non sono più quelli di una volta).